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Indagine Nomisma Afidop: ancora inespresso l’export dei formaggi italiani, nonostante la pandemia
06/03/2021

Indagine Nomisma Afidop: ancora inespresso l’export dei formaggi italiani, nonostante la pandemia

La pandemia da Covid 19 ha penalizzato le esportazioni dei formaggi italiani, ma i prodotti made in Italy possono riscattarsi puntando sulla qualità, sulla sicurezza, sulla sostenibilità e sul valore aggiunto del riconoscimento Dop per conquistare nuovi target di consumatori. Lo rivela l’indagine effettuata da Nomisma per conto di Afidop, l’Associazione dei formaggi italiani Dop e Igp, che ha effettivamente mostrato, nei primi dieci mesi del 2020, una flessione dell’export del 4% rispetto all’anno precedente a causa delle stop del canale Horeca. L’indagine ha però messo in luce anche le potenzialità ancora inespresse dei nostri formaggi sui principali mercati europei che hanno tutte le carte in regola per recuperare dalle perdite legate all’emergenza da Covid-19. Dall’indagine risulta anche che i formaggi italiani sono quelli più consumati (eccezion fatta per Germania e Spagna, che posizionano la Francia prima): 7 europei su 10 hanno acquistato almeno una volta un formaggio made in Italy nell’ultimo anno (con un picco del 78% in Francia e del 74% in Spagna).

Il consumatore europeo di formaggi italiani ha una posizione lavorativa stabile (tra lavoratori autonomi-liberi professionisti e imprenditori la quota di user Italian cheese è dell’81%, tra i lavoratori dipendenti 75%, contro il 65% di chi non lavora), è benestante (tra chi ha redditi medio-alti la quota di consumatori cresce fino al 78%, contro il 68% di chi ha redditi medio-bassi) ed ha collegamenti con l’Italia (tra chi è stato in Italia o ha familiari di origini italiane, la quota di acquirenti di formaggi italiani è più elevata della media). Chi consuma formaggi italiani tende ad essere un consumatore più “esperto”, più attento alla salute e alla qualità, tanto che, nelle famiglie in cui si hanno figli piccoli, la quota di consumatori arriva al 79% (10 punti in più rispetto al tasso delle famiglie senza figli piccoli). Analizzando le fasce di età e il genere, si individua una certa trasversalità: la quota di consumatori di formaggi italiani cresce leggermente tra i Generation X, soprattutto in Francia e Spagna, mentre l’unica differenza in termini di genere si riscontra in Germania, dove lo user di Italian cheese è principalmente donna. La propensione al consumo di formaggi italiani è più elevata tra quei consumatori che acquistano prevalentemente in formaggerie o negozi specializzati, ma anche tra chi lo consuma anche nelle occasioni meno “standard” ossia all’aperitivo o fuori casa in ristoranti e altri locali.

Ai formaggi italiani viene riconosciuto un prezzo più elevato rispetto a quello nazionale (più in Spagna e Germania, meno in Francia, Regno Unito e Svizzera), riconducibile a caratteristiche qualitative e organolettiche secondo un terzo dei consumatori. Il 38% di chi oggi non consuma formaggi italiani preferisce acquistare formaggi nazionali, ma il 23% di chi non consuma formaggi made in Italy indica ne il costo elevato come motivo. Dall’indagine merge anche che un quarto di chi ad oggi non ha ancora mai consumato made in Italy in realtà non li conosce o non li trova presso i negozi o ristoranti che frequenta: si tratta una nuovo target di consumatori, giovani trentenni che consumano prevalentemente fuori casa.