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Mattoni dagli scarti della canapa per un’edilizia sostenibile
13/01/2020

Mattoni dagli scarti della canapa per un’edilizia sostenibile

Mattoni per l’edilizia a basso impatto ambientale realizzati con una miscela di calce e canapulo, lo scarto legnoso della canapa. La coltivazione della canapa e i suoi sottoprodotti agricoli diventano protagonisti nel rilancio di nuove filiere per il ridotto impatto del ciclo produttivo sull'ambiente, in un'ottica di economia circolare. A fine 2018 si stimavano in Italia poco meno di 4mila ettari investiti a canapa, un numero destinato ad aumentare, ma lontanissimo dai 100mila ettari coltivati negli anni Quaranta del secolo scorso.
Il progetto del biomattone è il risultato di uno studio condotto dall'Enea e Politecnico di Milano nell’ambito della “Riqualificazione energetica degli edifici pubblici esistenti: direzione nzeb”, finanziato dalla ricerca di sistema Elettrico del ministero dello Sviluppo Economico.
Questo materiale realizzato con il sottoprodotto della canapa abbina il basso impatto ambientale alte prestazioni energetiche, traspirabilità, ottime capacità isolanti, protezione dall'umidità e comfort e può essere impiegato in case a risparmio energetico.
Il materiale realizzato con lo scarto di canapa, come fa sapere l'Enea, è in grado di mantenere in casa una temperatura media di 26 gradi nei periodi di grande caldo ed evitare così il ricorso alla climatizzazione”.
La ricerca di materiali più ecologici da sostituire a quelli tradizionali ha l’obiettivo di migliorare sia la sostenibilità che le prestazioni energetiche degli edifici. La sperimentazione portata avanti dai ricercatori si sviluppa attraverso varie fasi che mettono assieme studio in laboratorio ed esperienza sul campo. Primo passo la “valutazione delle prestazioni ambientali del “calcecanapulo” mediante l’analisi del ciclo di vita, con prove in laboratorio in camera climatica a 23 e a 35 gradi. Secondo step, “in situ”, con una campagna di misurazioni su edifici costruiti con le stesse tecnologie in Sicilia e in Veneto.
Poi, attraverso una serie di calcoli e modelli matematici la previsione del comportamento “termoigrometrico di edifici in condizioni climatiche reali”. Infine, il confronto tra i dati della sperimentazione e quelli ottenuti attraverso le simulazioni numeriche.
Al minimo l’impronta di carbonio e quindi l’impatto ambientale, perché la parete in blocchi di calcecanapulo è in grado di sottrarre CO2 dall'atmosfera e tenerla bloccata per un certo tempo.